Il corteo di sintomi e la molteplicità di quadri clinici attualmente osservabili in questi disturbi, denotano una loro evoluzione in relazione al cambiamento dei valori nella società occidentale, alla confusione dei ruoli maschile e femminile ed alla diffusione di una forma comunicativa che sempre più si è andata realizzando attraverso l’immagine e l’esposizione allo sguardo.
La spinta sociale alla valorizzazione del corpo, che trova i suoi canali di diffusione soprattutto attraverso le immagini mass mediali, spesso tradisce la pressione ad un ruolo ambivalente, rivolta soprattutto alla donna, alla quale si chiede efficienza e dinamismo nella sfera pubblica e sacrificio e dedizione nella dimensione privata. Questi temi, che sono particolarmente cari alle ragazze con anoressia, rappresentano pertanto i principali argomenti qui discussi, che aprono a discorsi multidisciplinari su disturbi non considerabili come esclusivi della ricerca del campo medico e psichiatrico.
Nel corso del tempo, la scena culturale si è animata sempre più in un dibattito acceso sulla corporeità. Dopo secoli di privilegio della mente sul corpo dell’individuo, si tenta una faticosa ricerca dell’unità psiche-soma, mentre il corpo ha iniziato ad urlare, in tutti i sensi, le sue ragioni, rivendicando una posizione non secondaria nell’espressione di noi stessi.
Allo stesso tempo la società attraversa anche un cambiamento legato alla crescente tecnologizzazione: l’attenzione al corpo sarà destinata ad intensificarsi in un primo momento con l’avvento dei mass media, per esasperarsi, successivamente, con l’esplodere di sempre più nuove tecnologie d’intervento sul corpo, che offrono alle istituzioni gli strumenti per ottenere nuove possibilità di controllo, ed agli individui nuove risorse per raggiungere il piacere e l’accettazione sociale.
Così come avviene per il cibo, le persone con Anoressia attribuiscono anche al corpo significati intensi e molteplici. L’accanirsi su di esso, al fine di contenere implicitamente quegli aspetti che evolvono verso l’acquisizione della funzione riproduttiva, riconduce al discorso sull’identità femminile e alla definizione del proprio sé interno.
Nella bulimia, è riconoscibile altrettanto il meccanismo del rifiuto, ma esso, lungi dall’essere esibito nella sua radicalità, come nell’anoressia, è mascherato e segreto, occultato da apparenze accettabili e compromissorie. Nella nuova cultura in cui anche la morte è “virtuale”, simulata, proprio perché se ne possono prendere le distanze, il linguaggio anoressico risulta sempre più incomprensibile ed ingiustificato. Ad una possibile morte reale si sostituisce, pian piano, la “morte morale” della ragazza con Bulimia Nervosa.
La cura presuppone il cercare di comprendere e di creare le condizioni per favorire un cambiamento. La motivazione al cambiamento è un aspetto generale del lavoro sia diagnostico che terapeutico con soggetti che hanno problemi di questo tipo. Il lavoro sulla motivazione finalizzato a preparare un individuo in modo da evitare il braccio di ferro in cui al “non voglio e non posso cambiare” si contrappone “desidero e devo cambiare”.
Dott.ssa Catalina Croitoru
Psicologa breve strategica
Roma e Cisterna di Latina
Psicologa breve strategica
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Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio n° 28661 dal 26/06/2023